Il tempo della spigola

Sono le ore 4 di un gelido mattino di gennaio, mi alzo, mangio e alle 5 sono fuori, i miei compagni di avventura mi aspettano per questa che si spera sarà un'altra avvincente battuta di pesca.
Arriviamo al molo dove è ormeggiata la barca, il mare non pare agitatissimo, ma in compenso impera un forte vento di Tramontana, giornata ideale per chi va a pesca di spigole; solo la passione per la pesca ci può spingere a essere lì a quell'ora, con il freddo che ci penetrava fin dentro le ossa. Ci avviamo verso il largo, alle prime luci dell'alba vedere la terra che si allontana é sempre una sensazione molto particolare...
Ecco la zona dovrebbe essere questa, al largo della "Speranza" è il momento di calare l'artificiale ed iniziare la traina.
Sappiamo che la spigola è un pesce difficile a volte preferisce la sardina, a volte i bigattini, a volte non tocca cibo per giorni, a volte le proponi inutilmente le più succulente esche ma lei mangia sempre quello che decide lei e quando lo decide...
Si sono fatte le 11 ed ecco che una della canne si flette, -l'artificiale avrà sfiorato i soliti scogli- pensiamo e nessuno si entusiasma più di tanto; ma ecco che la canna inizia a vibrare e la frizione a scorrere.
La lotta dura più di mezz'ora e finalmente la preda si stanca ed inizia a concedere lenza finché la vediamo salire a galla col suo luccichio:è una spigola di più di 5 chilogrammi.
Arrivati alla banchina siamo stanchi, spossati, sporchi e affamati, ma abbiamo dentro quella sensazione che solo chi č andato almeno una volta a pescare puņ capire.